mercoledì 25 marzo 2020

SARS-COV-2(045) PART VII

In realtà si trovò faccia a faccia con una scrivania stracolma di fogli di carta stampata e di portapenne di fortuna, ma, facendo un po'più attenzione, tra un mazzetto di penne biro, che potevano essere ritenute un vero e proprio reperto archeologico, e una pila pericolante di pagine recanti alcuni grafici, distinse un paio di occhialetti che, a guardar bene, stavano appoggiati su un vecchio naso grinzoso. Sia gli occhiali che il naso erano incorniciati da un volto la cui espressione poteva solamente essere descritta come bonaria. Il Decano gli fece cenno di avvicinarsi, poi si alzò dalla sedia, ma la sua altezza non variò di molto. L'ometto al quale Josh si ritrovò a stringere la mano era poco più alto di un preadolescente: indossava un gillet di lana beige a losanghe celesti sopra a un'impeccabile camicia anch'essa celeste e sulla testa portava una coroncina di capelli argentei che somigliava in maniera impressionante a quelle con cui venivano fregiati i poeti laureati nel Medioevo.

"Benvenuto all'Università, ragazzo."
Josh rabbrividì. Aveva sentito parlare dell'Università, l'organizzazione criminale il cui nome prendeva ispirazione dalle vecchie scuole accademiche, scomparse ormai da anni e soppiantate dagli IPOTS, gli Istituti Per Operatori e Tecnici Statali.
Erano stati dunque i membri dell'Università a sequestrarlo? Che cosa volevano da lui? Mentre quelle e altre domande gli si accatastavano nella testa come accatastati erano i fogli davanti a lui, il Decano, quasi non si fosse accorto del suo evidente stato di shock, continuò:
"Non c'è nessuna droga, figliolo. È uno specchietto per le allodole, e ci serve per selezionare nuovi potenziali membri, qui all'Università."
Josh,la cui preoccupazione cresceva ogni istante di più, stava nel frattempo facendo i conti con la reazione di attacco o fuga, rendendosi però conto che a pochi metri da lui e dal Decano, seppur dietro a una porta, c'era ancora il colosso che lo aveva scortato fino a lì. Rimanendo immobile iniziò a pensare a come sarebbe potuto venire fuori da quella situazione. La risposta arrivò rapida, improvvisa e violenta come un acquazzone estivo: non poteva.

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