martedì 17 marzo 2020

SARS-COV-2(045) PART I

Erano passati 25 anni dall'esplosione della pandemia SARS-COV-2. Erano morte in totale meno di 50'000 persone, ma la psiche della quasi totalità del mondo industrializzato ne era rimasta profondamente segnata. Da oltre due decadi le persone evitavano di stringersi la mano; il telelavoro era diventato un'abitudine radicata in tutto il settore terziario, e sia le attività di vendita al dettaglio che la ristorazione oramai sopravvivevano solo grazie all'esistenza dei servizi di consegna a domicilio.

Non si erano mai più riprese le funzioni religiose, a seguito della pandemia, si potrebbe dire che dio, o diversi dei, rientravano nel novero delle vittime celebri del virus, assieme a qualche attore dimenticato da tutti fino alla contrazione della malattia e a un paio di atleti troppo stupidi per sopravvivere.

Il mondo sia politico che economico, nonostante le svariate promesse fatte all'epoca e condite da frasi rassicuranti che malcelavano il palese interesse supremo, cercava invano da diversi lustri di coprire i buchi creatisi dall'assistenzialismo che si era reso indispensabile al fine di relegare i cittadini all'interno delle proprie mura domestiche. Il debito pubblico era, per i nuovi nati, una realtà concepita come l'unica possibile.

Non si era mai più, dopo il 2020, deciso di affidarsi alla responsabilità civile e sociale degli individui. Le grandi democrazie si erano mano a mano trasformate in sistemi di regime più o meno totalitario accettati però di buon grado da tutte quelle persone che, nonostante appartenessero a oltre il 99% della popolazione mondiale, si sentivano dei sopravvissuti, ed erano grati ai governi che li avevano in maniera più o meno efficace o tardiva salvati da morte certa.

Destra e sinistra non esistevano più, nel 2045. Le grandi potenze politiche di ogni paese, una volta annusata la possibilità di potersi spartire la torta intera per un lasso di tempo indeterminato avevano accantonato gli slogan e gli idealismi e si erano condensate tutte in un nuovo, unico, grande gruppo coalizzato, senza nome né idee. Una classe che viveva di rendita sulle paure create dei litigi infantili dei propri predecessori. Il nuovo Dio. D'altronde la Bibbia lo aveva detto in tempi non sospetti, che noi saremmo stati un gregge.

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