sabato 21 marzo 2020

SARS-COV-2(045) PART V

Josh si risvegliò in uno stanzino su un giaciglio di fortuna, costituito per la maggior parte di stracci imbottiti di quelle che scoprì essere pagine di giornale arrotolate. Non avendone mai viste, ma avendone sentito parlare, il ragazzo iniziò a smembrare l'improvvisato materasso per poter toccare con mano quei reperti archeologici, euforico. Dopo aver lasciato correre rapidamente gli occhi su diversi fogli recanti articoli di politica, cronaca e economia, Josh si imbatté in una cosa che mai avrebbe pensato di poter vedere di persona: la pagina di un quotidiano sportivo. 
Ci si domanderebbe cosa potrebbe mai avere di così speciale un trafiletto in cui è riportata la cronaca di una partita, il sunto delle interviste successive e qualche giudizio individuale stringato e forzatamente simpatico; ce lo si potrebbe domandare se si ignorasse che da 25 anni gli unici sport praticati dall'uomo erano quelli elettronici: tornei di videogame sul calcio, sul football americano, sull'hockey su ghiaccio, attività appartenenti a un tempo lontano. Tornei di guerra urbana, di giochi di strategia e molti altri, i cui montepremi facevano gola non solo agli atleti stessi, ma soprattutto alle grandi corporazioni, che non a caso adottavano e accudivano i propri giocatori sin dai primi anni d'età. Josh indugiò a lungo sulle foto di quegli atleti in calzoncini, le cui muscolature non aveva mai visto. Nel suo tempo asettico, le uniche persone dotate di tali fisici erano gli operai delle fabbriche, ma le fabbriche erano dislocate tutte a chilometri e chilometri di distanza, e Josh non aveva mai incontrato un operaio di persona.
Era lì, ipnotizzato da quei moncherini di carta stropicciata quando, d'un tratto, la porta dello stanzino si aprì, e fecero il suo ingresso due figure che, nonostante non avesse mai visto, riconobbe immediatamente: una signora sulla sessantina, piccolina e con un ghigno cattivo, e un omone con due spalle enormi, forse un operaio, con un gigantesco paio di baffoni a manubrio sulla faccia e uno sguardo affabile.
"Vieni, il Decano vuole parlarti" disse perentoria la donna, mentre l'omone scioglieva le braccia, che fino a quel momento aveva tenuto incrociate, lasciandole cadere lungo i fianchi a lasciar intendere che qualora Josh non si fosse mosso da solo lo avrebbero fatto muovere loro.
Josh mise in tasca la foto di un paio di ragazzotti in magliette variopinte che si litigavano un pallone che stava osservando poco prima, quasi fosse un tesoro, e, in silenzio, uscì dallo stanzino.

Nessun commento:

Posta un commento