martedì 21 ottobre 2025

Campione

Per tutta la sua vita non aveva fatto altro che superare traguardi. Un’intera esistenza orientata al raggiungimento di quella linea segnata sul suolo, appena visibile alla velocità con la quale ci passava sopra. Ogni volta che sentiva il colpo secco che segnalava l’inizio della gara non sapeva far altro se non iniziare a correre, più veloce di chiunque gli stesse accanto, tra le urla sguaiate del pubblico che si sbracciava per incitarlo. Traguardo, vittoria, riposo, fino alla gara successiva.

Non poteva lamentarsi, in fondo era un campione, circondato da persone che si occupavano di fargli avere tutto quello di cui necessitava per restare in forma e poter nuovamente gareggiare. La migliore alimentazione, i migliori trattamenti, le migliori femmine. Fino a che avrebbe reggiunto il traguardo per primo gli altri si sarebbero occupati di lui. Il traguardo era la sua ragione di vita, lui non era niente senza il traguardo, lui esisteva solo perché esisteva quella linea sul terreno.

C’era stato chi aveva provato a mettere in discussione la sua supremazia, ma avevano tutti dovuto mangiare la sua polvere, il traguardo era suo e suo soltanto. Fino al giorno in cui si presentò un nuovo, giovane, formidabile avversario. Si era impegnato, aveva dato tutto, aveva portato il suo fisico al massimo dello sforzo, ma non c’era stato niente da fare: il traguardo non era più suo, non lo sarebbe mai più stato.

Il rumore di un’automobile che sfrecciava oltre il limite lo distolse dai suoi pensieri, interrompendo i suoi dolorosi ricordi e donandogli, seppur solo per qualche istante, un po’di sollievo. Si chiese se anche le auto, quando non correvano più, venivano abbandonate a bordo strada, poi si alzò sulle quattro zampe e, con la coda tra le gambe, andò a pisciare sul tronco di un albero.


db


Racconto vincitore di Castelli di carta 2025

sabato 11 aprile 2020

SARS-COV-2(045) PART VIII


VIII

Sempre con estrema pacatezza l'ometto proseguì:
"So che hai già conosciuto Fosbury e Curie, spero ti abbiano trattato con la dovuta gentilezza, so che a volte tendono ad essere un po'rudi..."
Josh non capì le parole seguenti, perché la sua mente si era messa involontariamente a processare le prime informazioni che aveva ricevuto.

Fosbury e Curie. Quei nomi non gli erano affatto estranei: Dick Fosbury, campione olimpico degli anni '60 del secolo scorso; Marie Curie, chimica e fisica di fama indiscussa, almeno fino a che l'istruzione e la divulgazione erano state considerate componenti fondamentali della società.

Ma come faceva a sapere quelle cose? Le aveva forse lette di sfuggita una volta, navigando su qualche sito internet fuorilegge poco prima che venisse scoperto e rimosso dall'UPC, l'Ufficio per la Purezza Cerebrale. Era possibile che se ne ricordasse così bene?
"...insomma, ti stavamo tenendo d'occhio da più di qualche giorno quando abbiamo incaricato Goffman di fingersi un dispensatore di sostanze stupefacenti..."

Goffman, Erving, sociologo.

Josh era scosso dai tremiti, si accorse di stare sudando nonostante la temperatura nello studio del Decano fosse più che gradevole.
"...ecco perché sei qui."
"Mi...mi scusi?"
"Come ti ho detto, Turing ha monitorato la tua attività online, nonostante le precauzioni che hai preso per consultare i portali sommersi d'informazione, e ha rilevato anche il tempo che vi hai trascorso e la quantità di testi che hai letto, disegnando un profilo più che interessante della tua persona, per quanto mi riguarda."

Turing, Alan, uno dei padri dell'informatica del Novecento.

"Si...Signore, tutti i nomi che sta pronunciando appartengono a persone morte molto prima dello scoppio della pandemia..."
"Ah! Ma certamente! Sono degli pseudonimi che adoperiamo per tutelarci. Il Nuovo Dio, come saprai, non vede l'ora di scovarci, e la vigilanza cittadina non disdegnerebbe di poter consegnare qualcuno di noi alle forze dell'ordine e incassare la ricompensa. Ognuno di noi, prima dell'abolizione delle scuole a favore degli IPOTS, a seguito della pandemia, lavorava come insegnante. Ci siamo scelti dei nomi che richiamassero le discipline in cui eravamo e siamo specializzati, vieni con me. Ti presento gli altri."
E così dicendo si avviò verso la porta, fischiettando.

mercoledì 25 marzo 2020

SARS-COV-2(045) PART VII

In realtà si trovò faccia a faccia con una scrivania stracolma di fogli di carta stampata e di portapenne di fortuna, ma, facendo un po'più attenzione, tra un mazzetto di penne biro, che potevano essere ritenute un vero e proprio reperto archeologico, e una pila pericolante di pagine recanti alcuni grafici, distinse un paio di occhialetti che, a guardar bene, stavano appoggiati su un vecchio naso grinzoso. Sia gli occhiali che il naso erano incorniciati da un volto la cui espressione poteva solamente essere descritta come bonaria. Il Decano gli fece cenno di avvicinarsi, poi si alzò dalla sedia, ma la sua altezza non variò di molto. L'ometto al quale Josh si ritrovò a stringere la mano era poco più alto di un preadolescente: indossava un gillet di lana beige a losanghe celesti sopra a un'impeccabile camicia anch'essa celeste e sulla testa portava una coroncina di capelli argentei che somigliava in maniera impressionante a quelle con cui venivano fregiati i poeti laureati nel Medioevo.

"Benvenuto all'Università, ragazzo."
Josh rabbrividì. Aveva sentito parlare dell'Università, l'organizzazione criminale il cui nome prendeva ispirazione dalle vecchie scuole accademiche, scomparse ormai da anni e soppiantate dagli IPOTS, gli Istituti Per Operatori e Tecnici Statali.
Erano stati dunque i membri dell'Università a sequestrarlo? Che cosa volevano da lui? Mentre quelle e altre domande gli si accatastavano nella testa come accatastati erano i fogli davanti a lui, il Decano, quasi non si fosse accorto del suo evidente stato di shock, continuò:
"Non c'è nessuna droga, figliolo. È uno specchietto per le allodole, e ci serve per selezionare nuovi potenziali membri, qui all'Università."
Josh,la cui preoccupazione cresceva ogni istante di più, stava nel frattempo facendo i conti con la reazione di attacco o fuga, rendendosi però conto che a pochi metri da lui e dal Decano, seppur dietro a una porta, c'era ancora il colosso che lo aveva scortato fino a lì. Rimanendo immobile iniziò a pensare a come sarebbe potuto venire fuori da quella situazione. La risposta arrivò rapida, improvvisa e violenta come un acquazzone estivo: non poteva.

lunedì 23 marzo 2020

SARS-COV-2(045) PART VI

Non riconobbe immediatamente l'ambiente in cui si ritrovò. Un lungo corridoio, con porte da entrambi i lati, si stendeva per svariate decine di metri. La luce che filtrava dalla finestra dello stanzino in cui era stato relegato fino a poco prima gli aveva fatto già capire di trovarsi in un seminterrato. Mentre avanzava, preceduto dalla donna e seguito dall'energumeno, si rese tuttavia conto del fatto che le porte erano tutte uguali ad eccezion fatta per dei numeri, di volta in volta differenti, su ognuna di esse. Quando arrivò alla fine del corridoio e si trovò di fronte a un locale più ampio racchiuso in pareti di vetro iniziò a intuire qualche cosa, ma ebbe la conferma di avere ragione quando fu portato di fronte a una porta la cui targa recitava "Primario". Doveva trovarsi in uno dei tanti ospedali provvisori costruiti in fretta e furia nel periodo della pandemia, e altrettanto rapidamente abbandonati al termine di essa.
La donna bussò sulla porta, riproducendo, Josh la riconobbe subito, l'introduzione del Bolero di Ravel. Dall'interno si udì un perentorio "Prego!", seguito dallo scatto di una serratura. I suoi accompagnatori indietreggiarono entrambi di qualche passo, poi gli intimarono di entrare.

Inutile negare che Josh aveva passato gli ultimi minuti, seppur preoccupato, a fantasticare sul Decano; su chi potesse essere e cosa potesse volere da lui, ma ciò che si trovò davanti non si avvicinava nemmeno lontanamente a qualsiasi cosa la sua fervida immaginazione era riuscito ad offrirgli. Di fronte a lui si ergeva un'enorme libreria di fortuna, chiaramente ricolma di qualcosa di cui Josh aveva solo sentito parlare in qualche forum di nicchia online: decine, anzi centinaia di libri si appoggiavano l'un l'altro quasi a sostenersi vicendevolmente. E dire che il ragazzo credeva che non sarebbe mai stato testimone di qualcosa più strabiliante dei giornali che imbottivano il letto su cui si era trovato fino a poco prima: tomi di biologia, volumi di astronomia, grosse raccolte rilegate di novelle; il ragazzo non poteva credere ai suoi occhi. Da qualche parte, dietro a quell'insormontabile parete di sapere, la voce che poco prima lo aveva invitato ad entrare, calma, ma estremamente ferma, gli chiese di avvicinarsi. Josh aggirò gli scaffali stracolmi e, svoltato l'angolo, finalmente si trovò faccia a faccia col Decano.

sabato 21 marzo 2020

SARS-COV-2(045) PART V

Josh si risvegliò in uno stanzino su un giaciglio di fortuna, costituito per la maggior parte di stracci imbottiti di quelle che scoprì essere pagine di giornale arrotolate. Non avendone mai viste, ma avendone sentito parlare, il ragazzo iniziò a smembrare l'improvvisato materasso per poter toccare con mano quei reperti archeologici, euforico. Dopo aver lasciato correre rapidamente gli occhi su diversi fogli recanti articoli di politica, cronaca e economia, Josh si imbatté in una cosa che mai avrebbe pensato di poter vedere di persona: la pagina di un quotidiano sportivo. 
Ci si domanderebbe cosa potrebbe mai avere di così speciale un trafiletto in cui è riportata la cronaca di una partita, il sunto delle interviste successive e qualche giudizio individuale stringato e forzatamente simpatico; ce lo si potrebbe domandare se si ignorasse che da 25 anni gli unici sport praticati dall'uomo erano quelli elettronici: tornei di videogame sul calcio, sul football americano, sull'hockey su ghiaccio, attività appartenenti a un tempo lontano. Tornei di guerra urbana, di giochi di strategia e molti altri, i cui montepremi facevano gola non solo agli atleti stessi, ma soprattutto alle grandi corporazioni, che non a caso adottavano e accudivano i propri giocatori sin dai primi anni d'età. Josh indugiò a lungo sulle foto di quegli atleti in calzoncini, le cui muscolature non aveva mai visto. Nel suo tempo asettico, le uniche persone dotate di tali fisici erano gli operai delle fabbriche, ma le fabbriche erano dislocate tutte a chilometri e chilometri di distanza, e Josh non aveva mai incontrato un operaio di persona.
Era lì, ipnotizzato da quei moncherini di carta stropicciata quando, d'un tratto, la porta dello stanzino si aprì, e fecero il suo ingresso due figure che, nonostante non avesse mai visto, riconobbe immediatamente: una signora sulla sessantina, piccolina e con un ghigno cattivo, e un omone con due spalle enormi, forse un operaio, con un gigantesco paio di baffoni a manubrio sulla faccia e uno sguardo affabile.
"Vieni, il Decano vuole parlarti" disse perentoria la donna, mentre l'omone scioglieva le braccia, che fino a quel momento aveva tenuto incrociate, lasciandole cadere lungo i fianchi a lasciar intendere che qualora Josh non si fosse mosso da solo lo avrebbero fatto muovere loro.
Josh mise in tasca la foto di un paio di ragazzotti in magliette variopinte che si litigavano un pallone che stava osservando poco prima, quasi fosse un tesoro, e, in silenzio, uscì dallo stanzino.

venerdì 20 marzo 2020

SARS-COV-2(045) PART IV

Mettendosi immediatamente alla ricerca del proprio obiettivo, Josh incespicò tra i detriti che lo ostacolavano nell'avanzata e rischiò più volte di inciampare, dovendo prestare attenzione più alle fatiscenti insegne appese al soffitto che alle insidie offerte dal pavimento.
Ad ogni nuovo cartello, ad ogni nuova targa, sebbene si accorgesse subito che non corrispondevano a quella da lui cercata, Josh indugiava, come rapito: "Fiori per ogni occasione", "Frutta di stagione", "Pesce appena pescato" erano espressioni appartenenti a un tempo così differente dal suo che sarebbero essere potuti tranquillamente scritti in geroglifici, invece che nella grafia da lui conosciuta.

Sorpassata l'ennesima colonna, proprio accanto a un "Tabacchi e giornali" -ultimo testimone dell'esistenza del supporto analogico che era stato definitivamente accantonato dopo la scoperta che la carta fosse un potente veicolo per il virus- finalmente intravide quella che sarebbe potuta, in passato, essere la figura stilizzata di una baguette. Fece ancora qualche passo, speranzoso. Le lettere accanto al disegno della pagnotta si dipanavano davanti a lui man mano che avanzava. Fece appena in tempo a leggere "Pane fre...", quando d'improvviso qualcosa gli fu calato violentemente sul capo, probabilmente un sacco, o un cappuccio. Una voce stridula e sgradevole, apparentemente quella di una donna sulla sessantina, gli intimò di identificarsi, e di rendere note le proprie intenzioni. Poi, senza attendere una risposta, due possenti braccia lo sollevarono e lo misero a sedere su quella che poteva essere una cassapanca, o un bancale.

Mentre Josh, che stava riuscendo a mantenere una calma apparente tutto sommato abbastanza dignitosa, farfugliava qualcosa a proposito della droga, fece la sua apparizione una nuova voce, questa volta baritonale, e decisamente più giovane. Immaginò che appartenesse al proprietario delle braccia che lo avevano alzato di peso poco prima. Riuscì a captare solo qualche parola: "rifugio", "il Decano", poi si sentì pungere alla gola, e tutto diventò buio.

giovedì 19 marzo 2020

SARS-COV-2(045) PART III

Non appena aprì la porta la prima cosa che lo investì fu l'odore pungente del disinfettante. Curiosamente, nonostante quella porcheria venisse spruzzata dagli operatori svariate volte al giorno addirittura da prima che lui nascesse, non ci si era mai abituato. Si appoggiò per un istante al muro, per evitare di perdere l'equilibrio a causa dell'effluvio, poi si guardò intorno cautamente. La vigilanza cittadina pattugliava come d'abitudine tutte le strade, quasi avesse avuto l'avallo del governo, e forse, sebbene in maniera del tutto ufficiosa, lo aveva davvero. Josh si appiattì contro la stessa parete che poco prima lo aveva sorretto, e attese che le quattro sentinelle -rigorosamente in tuta anticontagio recante le effigi del nuovo Dio- passassero oltre.

Quando fu certo di essere fuori pericolo, la vigilanza cittadina e i suoi randelli malsopportavano le persone a zonzo senza apparenti motivi di primaria necessità, Josh, al trotto, si avviò verso il luogo dove abitualmente avveniva lo spaccio. Il luogo in questione un tempo era stato uno dei mercati coperti più belli dell'intero paese, ma a seguito della pandemia i generi alimentari venivano consegnati esclusivamente a domicilio, rigorosamente imballati, e previo controllo del DSI, il dipartimento statale d'igiene.
Il mercato coperto era uno dei più affascinanti paradossi del borgo: in un mondo in cui tutto veniva maniacalmente pulito e disinfettato, lì, da anni, nessuno aveva mai osato mettere mano, parrebbe a causa del fatto che presumibilmente uno dei più grandi focolai della pandemia di un quarto di secolo prima aveva avuto luogo proprio lì.
Scavalcando una bancarella muffita e spostando alcuni teli maleodoranti, Josh, che era convinto di non incontrare nessuno, si ritrovò invece ben presto circondato di relitti della società, moderni senzatetto che un tetto, invece, ironicamente l'avevano, e non potevano lasciarlo. Le persone non registrate dallo Stato, infatti, erano immediatamente riconoscibili dall'assenza del braccialetto identificativo, e riconoscibili era spesso sinonimo di randellabili.

Dopo essersi frugato rapidamente nelle tasche, riuscì a barattare alcune salviettine profumate monouso con le informazioni che gli servivano: avrebbe trovato lo spacciatore sotto l'insegna "Pane fresco tutti i giorni".