Era stata una serata piacevole, nella misura in cui bere senza criterio salutando vecchi amici e semisconosciuti e farsi rifiutare da donne attraenti ma confuse potesse essere ritenuto piacevole. Ma era volta al termine. Di prendere un taxi in compagnia non se ne parlava, il bruciore in gola e la rissa appena sedata suggerivano un isolamento riflessivo. E cosa faceva pensare in solitudine meglio di un giro in auto.
La chiave girò nell’accensione nel preciso istante in cui il cervello staccava. La strada tortuosa cullava le idee e il buio faceva sembrare meno scura la coltre di tenebre che da qualche tempo lambiva l’esistenza. L’autoradio, come un saggio artista, vomitava le giuste note a coronazione di un grottesco e idilliaco quadro.
Un bivio. Come allegoria della vita una scelta sbagliata e totalmente ingiustificata. Improvvisamente, sulla strada o nell’immaginazione non è dato di saperlo e comunque poco importa, qualcosa si para davanti al muso della vettura. La splendida vettura, affascinante e rovinata come chi la guidava. Un gatto, un furetto, l’ombra di un pentimento che si sarebbe indubbiamente palesato prima o dopo.
Come in una danza erotica le gomme prendono a carezzare il freddo fondo. Petrolio su petrolio. Un tonfo, il fumo. Le macerie. Esco immediatamente, o forse non sono ancora uscito.
db
Pelle d'oca
RispondiEliminaMi piace come scrivi, complimenti!
RispondiEliminaGrazie, mi fa piacere.
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