sabato 27 agosto 2016

Della caduta e dell'atterraggio

C'è una pellicola francese dei primi anni novanta che si intitola La haine ed è piuttosto conosciuta fondamentalmente per tre motivi: è un bel film, rappresenta la prima apparizione di un giovanissimo Vincent Cassel e soprattutto si apre con un aneddoto che è diventato, per lo meno alle mie latitudini, un cult.

Il breve racconto in questione, che è anche quello che mi preme analizzare al fine di sviluppare la mia riflessione, nata come gran parte delle mie riflessioni sul cesso, è il seguente:

«Questa è la storia di un uomo che cade da un palazzo di 50 piani. Mano a mano che cadendo passa da un piano all'altro, il tizio per farsi coraggio si ripete: "Fino a qui, tutto bene. Fino a qui, tutto bene. Fino a qui, tutto bene." Il problema non è la caduta, ma l'atterraggio.»

Ho sempre pensato una cosa, che va considerata in qualità di presupposto a qualsiasi tipo di riflessione io faccia: o sono strano io, o sono strani tutti gli altri. Partendo da questo assunto davanti a me si parano sempre e solo due alternative: o ho ragione io o avete ragione voi. Detto questo, per quanto mi riguarda, se stessi cadendo da un palazzo, e sono dell'idea che ognuno di noi lo stia a proprio modo facendo, mi verrebbe difficile pensare "Fino a qui tutto bene". Porca puttana, sto cadendo, al massimo potrei pensare "Fino a qui tutto una merda, sai la novità". 

Il mio palazzo sfortunatamente, è un po'più alto di 50 piani. Allo stato attuale delle cose, è costituito da un numero di piani di cui ho perso il conto nemmeno ricordo più quando. È inumano pensare per così tanto tempo "Fin qui tutto bene", perché il problema non è l'atterraggio, l'atterraggio è la fine del problema. Il problema è la consapevolezza che l'atterraggio arriverà, a prescindere; ed è più facile riconoscere sportivamente che cadere sia una merda, piuttosto di fare i positivi a tutti i costi e fingere che cadere possa essere una esperienza formativa. Siate onesti con voi stessi.

Questa è la storia di un uomo che cade da un palazzo di non sa quanti piani. Mano a mano che cadendo passa da un piano all'altro, il tizio per onestà nei suoi confronti si ripete: "Fino a qui, tutto una merda. Fino a qui, tutto una merda. Fino a qui, tutto una merda." Il problema non è l'atterraggio, ma la volontà di dire a sé stessi le cose così come sono.