domenica 7 dicembre 2014

Conosci il tuo nemico

Per tutta la vita sono riuscito, bene o male e senza eccessivi sforzi, a non stare sul cazzo a troppa gente e a non farmi odiare, che io sappia, e se non lo so do per scontato che non valesse la pena saperlo, da praticamente nessuno. Un'indole disponibile e una spiccata capacità di dialogo andatasi poi pian piano invischiando in macchie appiccicose di residui alcolici hanno intralciato questo percorso formativo solo in tenera età, quando la comunicazione meno efficace è risaputamente quella verbale. Per venticinque personalmente interminabili anni sono stato al servizio di chiunque avesse l'accortezza di domandarmelo con le dovute maniere. Spesse volte uscendone appagato e almeno altrettante camminando un po'rigido per la rimarchevole inculata presa. In ambito familiare, professionale, scolastico, politico ho sempre cercato di fare da collante tra tutte le teste di cazzo con cui mi capitasse di imbattermi sul pianeta, avendo la fortuna di incrociarne qualcuna anche più dritta della mia e tenendomela poi ben stretta.

Ora, nella vita non bisognerebbe mai guardarsi indietro, ma quando a un certo punto ti accorgi che non riesci più ad andare avanti e non trovi veri e propri ostacoli di fronte a te forse è il caso di cominciare a pensare di dare un'occhiata al rimorchio, magari hai superato il peso limite di ciò che sei in grado di trascinarti dietro. Mi volto, quindi, ed effettivamente, proprio come pensavo, mi accorgo che c'è un figlio di puttana che si tiene a distanza appena sufficiente perché io non possa sentirne il fiato fetido sulla nuca ma abbastanza prossimo per potermi mettere i bastoni tra le ruote e tra i coglioni ogni qualvolta gli venga voglia di farlo. Mi basta un solo istante per rendermi conto che in effetti, allo stronzo, nell'ultimo quarto di secolo, qualche torto gliel'ho fatto. Non sono nemmeno sicuro di volerlo e poterlo biasimare. Quello schifoso bastardo sono io, e mi guarda con quel ghigno insolente e in grado di parlare direttamente ai nervi che adoperavo con gli adulti quando avevo sedici anni. Mi guarda e sembra dirmi "Bravo, mi hai sgamato, e adesso? Cosa pensi di fare? Prendermi e prenderti a randellate? Non vedo l'ora, sono stanco di fare tutto da solo, accomodati.".

Beh, almeno ho l'imbarazzo della scelta; posso gonfiarlo e gonfiarmi di mazzate o continuare a tirarmelo dietro con fatica fermandomi ogni metro e mezzo a riprendere fiato. Il dialogo, dite? Avete già provato a discutere con me quando decido che non mi va? No? Io sì, va a finire che di scelta me ne resti solo una, la prima.

Per tutta la vita sono riuscito, bene o male e senza eccessivi sforzi, a non stare sul cazzo a troppa gente e a non farmi odiare, che io sappia, e se non lo so do per scontato che non valesse la pena saperlo, da praticamente nessuno. Ho dimenticato, giusto per tenere fede all'idea di coglione che ho di me, di fare i conti con l'oste. E non a caso, infatti, ho bevuto tanto, troppo, e non so nemmeno se ancora abbastanza, finora.

Magari, a furia di trascinarlo, riesco a gonfiare i muscoli ancora un po', e a sentirne meno il peso, chissà.

db